Enrico
Mirani
«Abbattere
cascine, distruggere terreni fertili, rovinare
allevamenti, stravolgere la vita delle nostre comunità
rurali: e tutto ciò per costruire infrastrutture che
a noi e ai nostri figli non servono». Ieri mattina
non ha usato giri di parole il sindaco di Chiari, Mino
Facchetti, aprendo la serie degli interventi nel
convegno dedicato alla Direttissima Brebemi e alla
ferrovia Alta capacità. Un incontro promosso dai
Comitati per l’ambiente di Chiari e Castelcovati,
dalla Coldiretti e da Legambiente, che si oppongono
con forza alla costruzione delle due grandi opere. «Ditemi
voi se ha senso - ha detto Facchetti - distruggere
qualcosa di florido che c’è in nome di un ipotetico
beneficio futuro». Il riferimento è al cosiddetto «Corridoio
quinto» Barcellona-Kiev, l’asse ferroviario che
dovrebbe aprire alla nostra economia i mercati
dell’est. Sala strapiena ieri mattina a Villa
Mazzotti per questo convegno che ha riunito il fronte
del no bresciano, bergamasco e milanese alle due
infrastrutture. «Siamo qui per capire se esse
rispondono alle necessità delle comunità locali e
per valutare le loro conseguenze», ha spiegato
Roberto Orlandi, coordinatore dell’incontro e
rappresentante dei Comitati. Facchetti non ha dubbi:
«Ci chiedono di suicidarci. Il nostro
territorio ha già dato il massimo sostenibile: adesso
basta. Non bisogna pensare che la partita sia già
persa, credere di essere troppo deboli. Allo stesso
modo non bisogna, come qualche mio collega sta
facendo, chiedere qualche contentino in contropartita
dell’Alta capacità. Lo stadio, la tangenziale...
Non molliamo e stiamo insieme». Il sindaco di Chiari
ha puntato il dito contro la Provincia: «Non ci ha
ancora interpellato seriamente, non svolge alcun ruolo
di coordinamento degli enti locali bresciani».
L’Alta capacità e la Brebemi vengono bocciate anche
dall’europarlamentare verde Monica Frassoni. «Non
è vero che queste grandi infrastrutture ci portano
necessariamente in Europa. Innanzitutto la linea del
Corridoio quinto non fa parte delle opere finanziate
dall’Unione Europea, e questo la dice lunga sulla
sua priorità. In secondo luogo il futuro non è il
trasporto su strada. L’Unione è chiara su questo
punto: la ferrovia e il mare sono le vie del futuro.
La prima, però, valutando bene l’impatto ambientale
complessivo». Che
la Brebemi non serva è opinione anche dell’ing.
Alfredo Drufuca della società Polinomia, che ha
svolto un’indagine sull’utilità della
Direttissima per conto dei Comuni bresciani,
bergamaschi e bresciani.
Alfredo
Dufruca, Paolo Banfi, Monica Frassoni, Roberto Orlandi,
Giovanna Galli, Mino Facchetti e Francesco Ferrari
«Pensare
che la Brebemi sia un’opera salvifica è una
sciocchezza. La mobilità lombarda è molto
concentrata sul territorio: bisogna intervenire subito
per risolvere i nodi critici della rete stradale
ordinaria, non pensare ad una straordinaria». Drufuca
ha sottolineato una cifra: «Solo l’11 per cento dei
veicoli che transitano alla barriera di Milano est
arrivano da Brescia. Il 40 per cento è traffico della
provincia milanese». Altra critica dura: «Finora non
si è visto uno studio serio di impatto ambientale».
La contrarietà della Coldiretti verso Brebemi e Alta
capacità è nota. Ieri mattina, con il consueto
vigore, è stata ribadita dal suo presidente
provinciale, Francesco Ferrari. «Due interventi che
avrebbero effetti devastanti. Non bisogna pensare solo
ai cantieri, ma anche alle opere accessorie, come le
cave di prestito». Ferrari ha ribadito che «non si
può decidere sulla testa degli agricoltori. Siamo
stanchi di subire espropri immotivati, pagati dopo
anni. Si trovino alternative a Brebemi e ferrovia. In
ogni caso i lavori non cominceranno se prima non
verranno risolti tutti i nodi con gli agricoltori».
Il dott. Paolo Banfi, dirigente medico del Servizio di
fisiopatologia respiratoria dell’ospedale di Chiari,
ha spiegato gli effetti dell’inquinamento da
traffico sulla salute, suscitando l’interrogativo di
Roberto Orlandi: «Quali conseguenze avrebbe la
Brebemi in un territorio così urbanizzato come il
nostro?» Alla Direttissima Brescia - Milano e
all’Alta capacità si oppongono numerosi Comitati
locali bergamaschi e milanesi. La bergamasca Giovanni
Galli ha parlato a nome di tutti: «La mobilitazione
dei cittadini è importante, anche per rimediare alla
latitanza delle amministrazioni locali, che non
consultano i cittadini. Siamo contrari alle due opere
perchè non servono: ci sono altre alternative valide».
Un concetto ripreso dalla Legambiente, secondo la
quale «bisogna opporsi a questo scriteriato e dannoso
modello di sviluppo.