Da
L'Eco di Bergamo del 4/3/2004
Per
realizzare le infrastrutture saranno sacrificati quattrocento ettari di
terreno agricolo
Il
settanta per cento delle nuove infrastrutture che interesseranno la
Bergamasca sono sul territorio della Bassa e per realizzarle saranno
sacrificati quattrocento ettari di terreno agricolo.
Sono i dati sottolineati da Andrea Moltrasio, presidente dell'Unione
Industriali di Bergamo, e da Franco Gatti, presidente della Coldiretti,
intervenuti al convegno organizzato ieri dalla Cisl di Bergamo a Treviglio
su «Il processo di sviluppo di un'area territoriale: la Bassa Bergamasca».
Le nuove infrastrutture porteranno a un cambiamento radicale della Bassa
Bergamasca, con maggiori investimenti per la produzione industriale e
probabilmente per la ricerca.
Brebemi, interconnessione Brebemi-Pedemontana, Alta velocità e
tangenziali di Treviglio favoriranno certamente uno sviluppo in senso
industriale, per altro già avviato, andando probabilmente ad affievolire
il ruolo da protagonista giocato negli anni dall'agricoltura. «Nel
settore agricolo la Bassa Bergamasca - ha dichiarato Franco Gatti -
esprime aziende leader nel mondo. La produzione di latte è una delle
realtà principali e ultimamente l'agricoltura si sta dimostrando un
settore capace di assorbire molta manodopera extracomunitaria. Siamo però
di fronte a una svolta: sacrificheremo a Brebemi e ad altre opere oltre
quattrocento ettari di terreno che riguarderanno in tutto settanta aziende
agricole. Non daremo quindi un contributo da poco e sarà necessario per
un futuro più compatibile trovare momenti di confronto con le realtà
istituzionali. La nostra sfida sarà un tentativo di ricostruire un
rapporto di fiducia tra i produttori e i consumatori locali, purtroppo
sfilacciato anche da ciò che avviene a livello non solo provinciale, con
casi come Parmalat e Cirio».
Nel corso del convegno - moderato nella seconda fase da Mario Gualeni,
segretario generale della Cisl di Bergamo - sulle prospettive della Bassa
si è espresso anche il presidente della Provincia Valerio Bettoni: «Non
ho mai sentito la Bassa come una periferia, ma come parte integrante della
nostra provincia. Oggi si tratta certamente di un'area di fronte al
dilemma di coniugare uno sviluppo crescente a un territorio da proteggere.
Ma bisogna essere anche realisti e l'importante sarà sempre confrontarsi
sia con i sindacati - che certamente giocheranno un ruolo di difensori dei
lavoratori che faranno parte di un nuovo eventuale sviluppo - sia con la
realtà industriale». E ha aggiunto: «Essere realisti significa tra
l'altro non volere la botte piena e la moglie ubriaca: una questione su
tutte è quella energetica, visto che siamo in una provincia che produce
il 2 per cento dell'energia lombarda e ne consuma il 14. È necessario
comprendere che serviranno nuovi punti di produzione di energia, al di là
delle competenze e delle necessità locali».
Andrea Moltrasio, presidente dell'Unione Industriali, ha ribadito quanto
la Bassa Bergamasca sia importante anche per la sua organizzazione: «Si
tratta di una zona in cui la subfornitura ad altre aziende conta in tutto
44 mila lavoratori e per la quale si prospetta un grande sviluppo. È
un'area sulla quale insistono il 70 per cento degli interventi
infrastrutturali riconosciuti dal Piano territoriale di coordinamento
provinciale e non si può quindi pensare che sulla Bassa non ci siano
investimenti. La vera sfida potrà essere la ricerca, facendo di Treviglio
il “polo terminale sud” di esperienze già lanciate in provincia, con
il centro Fiere di Bergamo, il polo tecnologico di Dalmine e la società
Servitec che noi difendiamo come promotrice di conoscenza e nuove
prospettive, il futuro Kilometro rosso».
Secondo Giuseppe D'Acchioli, segretario di zona dei Democratici di
Sinistra «di fronte alle opere che si prospettano per Treviglio e paesi
limitrofi, di fronte a un impatto impressionante sul territorio, il no del
Consiglio comunale a una centrale elettrica, così come ha fatto anche il
Consiglio provinciale, è stata una scelta oculata e di responsabilità,
non di incapacità di guardare al futuro e di negare determinate necessità».
Alla tavola rotonda è intervenuto Italo Calegari, presidente
dell'Associazione artigiani di Bergamo, e in mattinata, un punto sulla
storia produttiva ma anche sociale della Bassa è stato fatto da Zaverio
Pagani della Cisl, Michele Motta, ex direttore della Same, dal sindaco di
Treviglio Giorgio Zordan e da Amanzio Possenti, direttore del «Popolo
cattolico».