Informazioni
sulla Pastorale del creato a Brescia
(a cura di don Gabriele Scalmana)
Il problema ecologico e le sue radici culturali
I termini dell’attuale problema ecologico sono noti1, benché poi raramente ne conseguano comportamenti coerenti. In sintesi, potremmo riassumerli così.
L’aumento delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecnologiche nel secolo XX, ha prodotto conseguenze notevoli sul sistema-mondo:
-aumento della popolazione con notevoli pressioni sugli ambienti naturali (e, per altro verso, con una iniqua distribuzione delle risorse che genera fame e povertà nell’80% della popolazione mondiale);
-sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali, siano esse di carattere biologico (pesca tecnologica, distruzione delle foreste, diffusione delle biotecnologie…), che di carattere energetico (petrolio anzitutto), che di carattere minerale (metalli anzitutto);
-estinzione di un numero imprecisato, ma comunque alto, di specie viventi, con un impoverimento globale dell’ecosfera e una diminuzione della sua capacità di adattamento ad eventuali mutamenti climatici;
-la diffusione nell’ambiente di sostanze in quantità esorbitanti o di sostanze nuove, sintetizzate artificialmente, che inducono modifiche permanenti e nocive al mantenimento della vita (inquinamento, effetto serra, buco d’ozono…).
È importante sottolineare tre note dell’attuale rivoluzione ecologica.
1.L’incidenza dei mutamenti è tale da coinvolgere la globalità dell’ecosfera (entro cui vive anche l’umanità!). In natura tutto è collegato da una rete fittissima di rapporti, per cui ciò che avviene in un punto del mondo, influisce necessariamente su tutto il resto del pianeta. L’inquinamento da metalli tossici, ad esempio, coinvolge anche i ghiacci polari e l’aumento di anidride carbonica nell’aria si rileva sia nelle città che nei deserti che sulle montagne.
2.I cambiamenti non sono stati indotti da complesse, e largamente a tutt’oggi sconosciute, cause naturali, come altre volte avvenne nella storia del mondo (pensiamo all’estinzione dei dinosauri 66 milioni di anni fa), ma dalle scelte consapevoli di un’unica specie vivente, quella umana, che esercita il suo potere dispotico anche sulle altre specie.
3.Globalità nello spazio, ma anche globalità nel tempo. Le scelte attuali influenzeranno per lungo tempo la storia naturale e antropica della terra. Mai, come oggi, l’umanità ha avuto la possibilità di condizionare in modo decisivo il futuro del pianeta. Il petrolio viene bruciato ad una velocità infinitamente maggiore della sua formazione e quindi non ne resterà più per i secoli a venire; certi inquinanti (come i CFC), dopo la loro messa al bando, hanno bisogno di secoli per essere smaltiti dall’ambiente.
Tutto ciò, sostanzialmente, significa evidenziare tre concetti che mettono in discussione i modelli culturali dominanti in Occidente fino ad oggi.
1.Complessità. La natura non è una realtà altra e separata dall’umanità, meccanicisticamente scompartibile e classificabile al suo interno. La complessità delle relazioni (e quindi anche la difficoltà di conoscerle: principio di ignoranza, che si traduce nel principio di precauzione in etica) stanno a fondamento del pensiero ecologico moderno.
2.Antroporelativismo. L’umanità non è al vertice della scala degli esseri e la sua sopravvivenza è condizionata dalle relazioni che essa intrattiene col resto dell’ecosfera. L’umanità non è sopra, ma dentro la natura.
3.Responsabilità. L’umanità deve agire in modo tale da salvaguardare le risorse fondamentali del pianeta e gli equilibri naturali dell’ecosfera anche per le generazioni a venire. Il nuovo ethos che nasce dall’esperienza ecologica non è più solo personale, né solo rivolto al passato della propria esistenza, ma riguarda le scelte sociali, con riferimento alla globalità della terra e al futuro dell’umanità.
Il problema ecologico interpella la Chiesa
La
molteplicità delle questioni, di grande rilevanza storica, coinvolte nel
problema ecologico contemporaneo, non può lasciare indifferenti i credenti.
Esse interpellano fortemente la fede e la morale cristiana.
Le risposte infatti arrivarono a vari livelli.
A livello ecumenico, dopo un primo timido accenno alla VI assemblea del CEC a Vancouver, il movimento Giustizia, pace e integrità del creato (in sigla JPIC) ebbe i suoi momenti più significativi nell’assemblea ecumenica europea di Basilea e nell’assemblea ecumenica mondiale di Seoul.
A livello cattolico, il primo documento importante sui temi JPIC scaturì dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace in preparazione a Seoul. Esso era stato di poco preceduto dal Messaggio del papa per la giornata della pace 1990, sul tema Pace con Dio creatore. Pace con tutto il creato, mentre veniva accolta con favore la decisione del patriarca di Costantinopoli Dimitros I di istituire la Giornata dell’ambiente per il 1° settembre. Da questo momento, in quasi tutti i documenti pontifici si trovano accenni all’ecologia, benché manchi ancora un intervento articolato e completo (lettera enciclica) sul tema.
A livello dei Vescovi Italiani, il primo documento arrivò nel 1988 ad opera della Conferenza Episcopale Lombarda, ma restò piuttosto isolato. Recentemente la CEI ha istituito il Gruppo Nazionale per la Responsabilità verso il Creato che ha partecipato all’Incontro europeo dei responsabili per l’ambiente presso le Conferenze Episcopali tenuto a Celje (Slovenia) dal 27 al 30 marzo 19992 e ha organizzato un Seminario di Studio a Roma il 3 giugno 20003.
La diocesi italiana più impegnata nella pastorale dell’ecologia sembra quella di Bolzano-Bressanone, soprattutto per iniziativa del teologo p. Karl Golser. In questa diocesi è attivo un Istituto per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato ed il Vescovo Egger intervenne nel 1992 con una lettera pastorale sul tema: Ricordatevi dei cinque pani… il nostro impegno per l’uomo e il creato.
Le iniziative ufficiali appena citate sono sostenute da una quantità sempre più grande di studi, che coprono vari ambiti: teologico, etico, spirituale, liturgico. In essi si sottolinea la valenza sacramentale ed escatologica della natura, cui consegue la necessità di elaborare un nuovo ethos, fondato su una responsabilità globale, rivolta non solo alle persone, ma a tutte le relazioni che si stabiliscono nell’ecosfera. Sia la vita spirituale di ogni singolo cristiano, che la vita liturgica delle comunità dovrebbero accogliere questa nuova prospettiva, in modo da <contemplare, cantare, ritrovare lo stupore […] di fronte alla gloria della Trinità nella creazione> e da <riscoprire la nostra fraternità con la terra>4.
Tutto ciò indica, anche per la nostra diocesi di Brescia, la necessità di scelte pastorali attente al problema ambientale. Non si tratta, prevalentemente, di fare cose nuove, ma di introdurre la nuova dimensione “creazione” nella pastorale ordinaria.
Ambiti di intervento ecclesiale
Anzitutto dobbiamo favorire l’emergere di una mentalità teologica capace di considerare la struttura sacramentale-escatologica della natura, proprio a partire dai modelli scientifici ecologici moderni. A questo proposito si dovrebbe agire sia nella formazione dei presbiteri (seminaristica e permanente) e degli altri operatori pastorali, sia nella predisposizione di sussidi per la predicazione e per la catechesi.
La teologia deve poi tradursi in etica. Occorre stimolare i singoli e le comunità cristiane a scelte di povertà, di responsabilità, di rispetto del creato. Occorre sostenere i gruppi nell’analisi di situazioni locali particolarmente negative dal punto della gestione del territorio e negli eventuali interventi di carattere politico e sociale. Occorre infine offrire ai cristiani impegnati nel sociale (politica, economia, società) suggerimenti idonei ad una traduzione coerente del Vangelo nel mondo moderno.
È nell’azione liturgica che la comunità cristiana celebra i doni del Signore, rinsalda la propria fraternità, si fortifica in vista di una coerente testimonianza evangelica nel mondo. Sarà importante quindi favorire la diffusione della dimensione “creaturale” nelle liturgie delle parrocchie, degli oratori, dei gruppi, degli istituti religiosi, e anche favorire il sorgere di iniziative volte a celebrare il dono del creato, mediante feste e appropriate celebrazioni.
Infine, una adeguata pastorale ecologica non potrà non avere anche riflessi ecumenici e missionari proficui, nei confronti dei singoli e dei gruppi che si occupano di ambiente. Sarà possibile iniziare con loro un dialogo che faccia sentire la Chiesa attenta al loro impegno di responsabilità verso la natura. La presenza dei cristiani anche nelle varie iniziative ambientali (dibattiti culturali, interventi operativi sul terreno, feste, proteste…) potrà divenire una testimonianza e una occasione di incontro sia con i cristiani non cattolici che con chi è lontano dalla Fede.
Breve storia del progetto a Brescia
L’idea di una pastorale del creato a Brescia parte da lontano.
Nel luglio 1995, il compianto mons. Gianni Capra ricevette dalla signora Isolde Schönstein, a nome del gruppo ecclesiale SCHÖPFUNGSVERANTWORTUNG (RESPONSABILITÀ VERSO IL CREATO), riconosciuto dal vescovo di Vienna, l’invito ad inviare informazioni circa la pastorale del creato nella nostra diocesi. Mons. Capra, dopo avermi interpellato, comunicò il mio nome come interlocutore. Iniziò così uno scambio di corrispondenza tra me e il gruppo viennese.
Dopo la morte di mons. Capra, ebbi un colloquio con mons. Vigilio Mario Olmi che mi invitò a stendere un pro-memoria sull’argomento. Lo presentai al Vescovo in data 13 febbraio 1997. L’incarico del progetto passò poi al successore di mons. Capra nella carica di Vicario, mons. Lucio Cuneo. Insieme avemmo un incontro con la sig.ra Schönstein, di passaggio a Brescia, in data 3 luglio 1997.
Arrivato il nuovo Vescovo mons. Giulio Sanguineti, mi incontrai con lui il 27 agosto 1999. Tra le altre cose, parlammo anche del progetto pastorale “creazione” ed egli mi invitò a farne cenno ai vicari mons. Francesco Beschi e mons. Giacomo Canobbio.
Nel frattempo, presi contatti col GRUPPO NAZIONALE PER LA RESPONSABILITÁ VERSO IL CREATO presso la CEI che mi inviò alcuni numeri dei <Quaderni della Segreteria CEI> con abbondante materiale. In data 4-6 maggio 2001 partecipai, ad Assisi, al convegno FUTURO DELLA NOSTRA TERRA. RESPONSABILITÁ CRISTIANA PER IL SOCIALE, IL LAVORO, L’AMBIENTE, organizzato dall’ufficio CEI per i problemi sociali e dal servizio CEI per il progetto culturale. Infine, il 3 agosto 2001, mi incontrai a Bressanone col professore di morale don Karl Golser che dirige nella sua città un Istituto per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato ed è molto attivo, anche a livello nazionale, sul tema della pastorale del creato.
Questo lavoro di documentazione e di progettazione si concluse il 15 ottobre 2001 con la nomina a “incaricato per ambiente e salvaguardia del creato”.
Il mio primo intervento fu quello di coinvolgere le comunità cristiane attraverso i Presbiteri e i Religiosi in esse presenti, per proporre un piano di lavoro pastorale che potesse essere adeguato alla situazione della diocesi.
Lettera del 23
ottobre 2001
A tutti i Presbiteri, i Religiosi e le Religiose
della Diocesi di Brescia
Oggetto: la pastorale del creato
Carissimo/a confratello/sorella,
come forse hai notato dall’annuncio comparso sulla Voce del Popolo del 19 ottobre 2001, il Vescovo mi ha nominato Incaricato per l’ambiente e per la salvaguardia del creato per la nostra diocesi, nell’ambito delle competenze dell’ufficio Pastorale Sociale.
È un ambito nuovo della pastorale, benché ormai già sperimentato in alcune diocesi, coordinato da un apposito Ufficio CEI e ampiamente sostenuto da molti interventi, sia del Papa che dei Vescovi. L’attuale preoccupante dissesto ecologico mondiale infatti esige, improrogabilmente, da parte dei cristiani, una approfondita riflessione su Dio Creatore e un convinto impegno di responsabilità verso la natura.
Onde realizzare questi obiettivi, come primo impegno del mio mandato, ho desiderato scriverti, non per aggiungere nuovi compiti ad un lavoro già intenso, ma per chiederti alcune informazioni e proporti la mia collaborazione.
Il mondo dell’impegno ecologico è assai variegato. Esso coinvolge anche molti cristiani che però non sempre colgono il nesso profondo tra la fede e l’azione ecologista. Ti pregherei quindi di comunicarmi il nome e l’indirizzo di gruppi o persone, a ispirazione cristiana o meno, che a tua conoscenza si interessano ai problemi ecologici, all’agricoltura biologica, alla salvaguardia del paesaggio o simili. Cercherò poi di contattarli e di stabilire un dialogo proficuo.
Mi piacerebbe incontrare i Presbiteri delle Vicarie, i Consigli pastorali parrocchiali, i Catechisti, le Comunità Religiose, i giovani degli Oratori e quant’altri per esporre alcune iniziali idee (vedi Allegato) sulla pastorale del creato ed ascoltare consigli e proposte. Se, tenuto conto delle tue responsabilità, mi vorrai invitare, sarò ben lieto di intervenire, nell’occasione che ti sembrerà più opportuna.
Ti invito a consultare il sito internet della diocesi () cliccando poi su “uffici di Curia” e poi su “Pastorale sociale”. Accanto a numerose schede di etica sociale cristiana, troverai presto anche suggerimenti per omelie, catechesi, iniziative, libri riguardanti la pastorale del creato. È un modo veloce, poco costoso ed ecologico (risparmio di carta!) di comunicare. Approfittane!
A risentirci presto, ti porgo i miei più cordiali saluti,
don Gabriele Scalmana
Indirizzi:
-personale: Villaggio Montini, via 2, n° 8, 25133 MOMPIANO (BRESCIA); tel. 0302 006 670
-curia: psl@diocesi.brescia.it (e-mail); 0303 722 236 (telefono ufficio al mercoledì mattina)
0303 722 265 (fax a mio nome)
-seminario: 0303 712.1 (telefono), 0303 712 227 (fax a mio nome)
Brescia, 23 ottobre 2001
Allegato:
Aspetti operativi per una Pastorale del Creato a Brescia
1.Annunciare Dio Creatore
Preparare sussidi teologici, omiletici, catechistici e diffonderli a mezzo stampa, televisione o via internet
Partecipare a incontri di presbiteri (vicarie), di consigli (parrocchiali o zonali), di catechisti, di insegnanti di religione, di religiosi/e, di ricerca e di studio, di denuncia
Contattare gruppi di ecologisti, di coltivatori biologici, di protezionisti, di attivisti del consumo critico per proporre il significato cristiano del loro impegno
Insistere per una adeguata formazione dei preti e dei vari operatori pastorali nell’ambito della teologia e dell’etica del creato
2.Celebrare Dio Creatore
Indire la festa del Creato (1 settembre)
Preparare sussidi liturgici
Organizzare incontri di preghiera e di contemplazione della natura
Organizzare “pellegrinaggi” con finalità sia naturalistica che religioso-celebrativa (eremi, santuari, gite in montagna…)
3.Agire con Dio Creatore
Istituire
una commissione diocesana e commissioni zonali o parrocchiali per formarsi,
studiare i problemi, prendere iniziative locali
Partecipare o promuovere iniziative ecologiche: feste e fiere (banchetto libri), salvaguardia di biotopi, incontri educativi, denunce di gravi offese all’ambiente, conferenze, articoli, studi
Contattare le autorità pubbliche della filiera ecologica, le scuole, i centri di studio, le università
Offrire consulenze sulla “sostenibilità ecologica” (compatibilità paesaggistica, risparmio energetico ed idrico, smaltimento rifiuti, salvaguardia della biodiversità…) alle istituzioni cattoliche, come le parrocchie, i conventi, le varie proprietà ecclesiastiche, in modo che divengano un modello anche per le altre istituzioni
4.Riferimento istituzionale
La pastorale del creato (don Gabriele Scalmana) costituisce, con la pastorale del lavoro e della politica (don Ruggero Zani) e con la commissione Giustizia e Pace (non c’è ancora un incaricato ufficiale), l’ufficio Pastorale Sociale (mons. Serafino Corti) che fa parte del vicariato dei Laici. Don Scalmana è presente nell’ufficio di curia al mercoledì.